Samsara

La corda e il serpente

Nel buddhismo Samsara significa letteralmente vagare senza fine. È il ciclo dell’esistenza condizionata, ma soprattutto un modo di stare al mondo che tutti conoscono: inseguire ciò che si desidera, fuggire ciò che si teme, senza mai trovare una pace stabile.

Il Nirvana è lo spegnimento delle forze che alimentano questo girare in tondo: ignoranza, attaccamento, avversione.

Il paradosso

Nagarjuna, maestro del Mahayana, afferma qualcosa di sconcertante: il Samsara è il Nirvana.

Non si tratta di due stati, ma di due modi di vedere la stessa cosa. Nulla esiste in modo autonomo, ogni cosa è “vuota” e vive solo in relazione ad altro. Per questo non c’è un confine reale tra i fatti e i processi del mondo.

Un’immagine antica

Al crepuscolo si scambia una corda per un serpente, e si ha paura. Si guarda meglio, si riconosce la corda, e la paura svanisce. Non ci si è spostati di un passo: è cambiato solo lo sguardo.

Finché si vede il serpente si è nel Samsara. Quando si vede la corda, quello è il Nirvana. La liberazione non va cercata altrove, ma qui, nell’esperienza di ogni giorno vista per ciò che è.

L’opera

La struttura geometrica procede dalla serie di Fibonacci. Spirali che si arrotolano come onde, cerchi concentrici che ne seguono la proporzione, dal bordo verso il centro. E rimanda alla sezione aurea, il numero su cui si fonda ogni aspetto della natura e delle forme viventi. La struttura di Fibonacci, le forme e i colori aiutano a calmare la mente.

I colori

Verde acqua, giada e salvia si rincorrono nelle spirali, come acqua che gira su se stessa. Un anello color rame segna il passaggio verso l’interno, e al centro si accende un punto di luce dorata.

Che cosa cambia, quando cambia lo sguardo?