Ananke, necessità e libertà
La dea a cui nulla sfugge
“Il destino è la sintesi, solo in apparenza paradossale, di necessità e libertà.”
Nel mito greco Ananke è la Necessità. Nessun ente creato le sfugge: non le particelle, non le amebe, non gli uomini, nemmeno gli dèi.
La dea compare per la prima volta nel Parmenide di Platone, e il contesto suggerisce una derivazione orfica e, quindi, indù. Da qui il rimando ai concetti di Dharma, la legge propria di ogni essere, e di Karma.
Il destino come dispiegamento
Il mandala nasce da un’idea precisa: il destino come dispiegamento delle possibilità di ciascun essere.
Per la condizione umana il destino è, da una parte, l’intero spettro di ciò che accade. Dall’altra, è ciò che definisce chi si è. Comprenderlo, accettarlo, integrarlo nella mente e nelle emozioni significa riconoscere la propria appartenenza all’ordine del cosmo. È lì che l’opposizione tra necessità e libertà si scioglie.
L’opera
Forme quadrate e forme circolari sono legate da un’unica struttura, e rendono visibili i due poli del tema:
- Quadrati: la necessità, la legge, ciò che è determinato.
- Cerchi: la libertà, il cosmo, ciò che è possibile.
Insieme diventano il segno del grande gioco cosmico, senza il quale non ci sarebbero commedia, caduta, resurrezione. Non ci sarebbe vita.
I colori
Il blu notte avvolge tutto, come il cielo delle sfere. Il viola dei petali esterni porta il mistero, il verde smeraldo delle corone la vita che cresce dentro la legge. L’oro disegna i confini, e al centro una stella bianca si apre come un punto di quiete.
Fare pace con il proprio destino non significa arrendersi.
Che cosa, del proprio destino, è già stato scelto?





